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domenica, 12 novembre 2006

 L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino

analisi di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo

Non confondere mai l'insolito con l'impossibile

Titolo originale:

L'amico di famiglia

Nazione:

Italia

Anno:

2006

Genere:

Drammatico

Durata:

110'

Regia:

Paolo Sorrentino

Sito ufficiale:

http://www.medusa.it/lamicodifamiglia/



Cast:

Giacomo Rizzo, Laura Chiatti, Fabrizio Bentivoglio, Gigi Angelillo, Emiliano De Marchi

Produzione:

Fandango, Indigo Film, Babe Films, Medusa Film, SKY

Distribuzione:

Medusa

Data di uscita:

Cannes 2006
10 Novembre 2006 (cinema)

Interpreti e personaggi del film:

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Giacomo Rizzo (Geremia, l'Usuraio)
Clara Bindi (Madre di Geremia)
Laura Chiatti (Rosalba, Amante dell'Usuraio)
Fabrizio Bentivoglio (Gino, Proprietario del Bar)
Luigi Angelillo (Saverio)
Nicola Grittani (Gemello Contessa)
Francesco Grittani (Gemello Contessa)
Marco Giallini (Attanasio)
Lorenzo Gioielli (Montanaro)
Alina Nedelea (Belana)
Roberta Fiorentini (Moglie di Saverio)
Geremia Longobardo (Giacomo)
Fabio Grossi (Cognato di Saverio)
Barbara Valmorin (Nonna Bingo)
Giorgio Colangeli (Massa)
Barbara Scoppa (Tiziana)
Elia Schilton (Teasuro)
Luisa De Santis (Silvia)
Lucia Ragni (Cassiera)
Valentina Ladovini (Ragazza dell’Usura)
Lorenzo Sorrentino (Nipote Bingo)

soggetto:
Paolo Sorrentino

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“Il mondo non è vostro avvocato, vi viene dato in prestito, io mi limito a restituirvi il mondo quando, per caso, per qualche tempo, lo perdete.“

 

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1. Introduzione all'analisi (post molto spoiler)

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Ieri sera alla fine del film mi sono chiesto una cosa che mi ha probabilmente arrovellato durante tutta la proiezione.

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Che cos'è che non funziona in questo film?

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Ho riflettuto a lungo, ci ho dormito su, e forse posso tentare di condividere alcune riflessioni intorno a questo tema, che in verità poi mi dispiace pure un poco, perché io avrei voluto assistere al capolavoro del regista napoletano.

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Secondo me il problema non è nelle riprese, per le quali valgono le considerazioni di sempre. Paolo è un maniaco di questo aspetto formale del cinema. Sa come restituire all'immagine tutto il suo sacrale, arcano  ed ancestrale potere evocativo, ma se le immagini accompagnano una drammaturgia degli esistenti che presenta qualche carenza, qualcosa nel film poi non funziona.

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Dunque il problema è duplice secondo me.

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E' nello screenplay ed è forse conseguentemente, ma forse anche no, nella resa attoriale di alcuni esistenti.

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2. Le carenze nella struttura narrativa

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Il bravo regista Paolo Sorrentino ci ha abituati ad una struttura narrativa che si basa essenzialmente su due pilastri:

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  1. una lentissima progressione degli eventi;

  2. un finale che in qualche modo ribalta, capovolge la situazione di equilibrio tra gli esistenti.

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Insomma molto importante, in questa struttura, è riuscire a stupire lo spettatore con un finale imprevedibile, ma che riesca, però, ad essere convincente nel riannodare tutti i fili dei personaggi minori.

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Direi quasi che la drammaturgia di Sorrentino si rifà un po' ontologicamente a quella del cortometraggio dove tutto l'effetto catartico del film è agito nel finale.

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Diciamo che il regista dilata la struttura del cortometraggio, e la adatta a quello del lungometraggio, scavando nella psicologia, spesso deviata dei suoi esistenti, per raccontarci mondi fuori dall'usuale, o forse usuali ma raccontati in modi che ci fanno vedere le cose da un punto di vista diverso.

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E' stato così per il mondo del calcio ne "L'uomo in più", è stato così per quello della camorra e della droga ne "Le conseguenze dell'amore".

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Cosa manca allora a questo amico di famiglia?

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2.1. La carente caratterizzazione della dinamica protagonismo antagonismo

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Secondo me, innanzitutto, una carente contrapposizione protagonismo antagonismo.

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Per poter agire il colpo di scena finale, Sorrentino, non svela all'ignaro spettatore le trame che si stanno ordendo contro Geremia (nome certamente non scelto a caso), il sarto usuraio protagonista del film.

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E' una scelta, intendiamoci, ben precisa che il regista in qualche modo adottò pure ne "Le conseguenze dell'amore" ma che, nel caso di specie, genera secondo me due conseguenze.

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2.1.1. La prima

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In verità una briciola di anticipazione il regista la cede allo spettatore smaliziato anzi due.

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La prima è quando Gino chiede pietà per l'anziana signora settantenne, la seconda è quando cerca di capire se tra lui e Geremia vi sia dell'amicizia, che l'usuraio in qualche modo rinnega. Troppo poco, e troppo poco convincente l'ansia di fuga agita dal sonnacchioso Pino, personaggio però dai molteplici volti che poteva, ed aggiungerei doveva, essere reso meglio da Bentivoglio.

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Ritornando alla prima conseguenza della carente costruzione protagonismo antagonismo è proprio nella definizione del personaggio di Pino.

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Questo esistente fondamentale nello sviluppo della trama rimane troppo sospeso tra:

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  • il ruolo di aiutante spregiudicato di Geremia,

  • le gite con lui per andare a pesca,

  • la passione per il Country ed il Tennessee (cercato solo perché lontano ... insomma un po' debole come motivazione per un tradimento), messe un po' lì più per esigenze di ambientazione filmica che per altro,

  • e l'architettura del piano di tradimento di Geremia, che è dal punto di vista della motivazione all'azione dell'esistente, probabilmente, la cosa teoricamente costruita meglio.

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Insomma forse troppa carne al fuoco per un solo esistente e troppo diversa, e soprattutto difficilissima da rendere attorialmente, peraltro, a mio modo di vedere.

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Conseguentemente anche la recitazione di Fabirzio Bentivoglio l'ho trovata alquanto fuori fase.

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Mi è sembrato più che altro ispirarsi, e male, all'esistente protagonista di Americano Rosso di D'Alatri, con quel suo biascicare le parole in Veneto, costretto all'azione più dagli altri che da se, personaggio però costruito drammaturgicamente assai meglio nella pellicola di D'Alatri.

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2.1.2. La seconda

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La seconda conseguenza della mancanza totale di una dinamica protagonismo antagonismo, costruita meglio sicuramente ne "Le conseguenze dell'amore", pellicola nella quale anzi tale dinamica costituiva uno dei presupposti dell'azione di ribellione agita nel finale del film da