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La sconosciuta di Giuseppe Tornatore
analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo


Ambiguo è il bene che si mistifica nel male
La sconosciuta
| Titolo originale: | La sconosciuta |
| Nazione: | Italia |
| Anno: | 2006 |
| Genere: | Drammatico |
| Durata: | 115' |
| Regia: | Giuseppe Tornatore |
| Sito ufficiale: | |
| Cast: | Ksenia Rappoport, Claudia Gerini, Michele Placido, Margherita Buy, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti, Pierfrancesco Favino, Angela Molina, Clara Dossena, |
| Produzione: | Medusa, Miramax |
| Distribuzione: | Medusa |
| Data di uscita: | Roma 2006 20 Ottobre 2006 (cinema) |
Personaggi ed interpreti
Valeria Claudia Gerini
Portiere Alessandro Haber
Muffa Michele Placido
Lucrezia Angela Molina
Irena Ksenia Rappoport
Gina Piera Degli Esposti
Donato Pierfrancesco Favino
Avvocato Margherita Buy
1. Introduzione - che cosa è un buon film
Ma che cosa è un buon film? Cosa porta dire di un film che è un buon film? Mi domandavo ieri sera al termine della proiezione dell'ultima fatica del regista siciliano Giuseppe Tornatore "La sconosciuta" da lui scritto e diretto?
1.1. Screenplay
In primo luogo una buona sceneggiatura.
E cosa caratterizza una buona sceneggiatura?
Un nucleo forte. Un'idea che lo sceneggiatore deve sviluppare.
Una dinamica protagonismo/antagonismo, ovvio.
Un conflitto da sviluppare su più piani (etico, sociale, economico, inter-personale, infra-personale, valoriale, etc.).
Esistenti che aiuteranno l'eroe nel suo viaggio, e sopravvolerei sui tanti e differenti archetipi di tale categoria. Altri che, invece, l'ostacoleranno.
Colpi di scena, in numero giusto e bilanciato rispetto al genere, collocati sapientemente nei punti di snodo del racconto.
Una sostenibile alternanza di crisi e di climax nel racconto.
Cos'altro?
Un piano etico.
Dei messaggi verso l'alto.
Dei convincenti point of concentration degli esistenti, che renderanno coerente la loro azione nello sviluppo dell'intreccio.
Un finale bene costruito, possibilmente catartico, che riannodi, come amo dire, tutti i fili lasciati appesi dalla narrazione.
1.2. Linguaggio audiovisivo
Ma esistono altri elementi che caratterizzano un buon film.
La regia (che nel caso di specie coincide con chi ha curato la sceneggiatura e scusate se è poco), cui spetta il compito di trasporre la sceneggiatura nel linguaggio audiovisivo.
In pratica.
Scelte giuste e coerenti per le inquadrature. Resa coerente delle ambientazioni, abile controllo delle masse in movimento nelle diverse sequenze.
Corrette sottolineature formali della drammaturgia sia della storia che del discorso nelle accezioni date a tali termini da Seymour Chatman.
Sapiente utilizzo non solo delle immagini peraltro in movimento, ma anche coordinamento della fotografia, e dell'altro elemento fondante il linguaggio: il sonoro, che in questa opera, diventa ad esempio, quasi un linguaggio nel linguaggio.

Ancora la resa attoriale dei personaggi (e non è un caso che il film di Tornatore si poggi molto sulle notevoli capacità di questa attrice russa di estrazione teatrale: le bella e brava Ksenia Rappoport), una giusta fotografia che sappia accompagnare le scelte del regista ed una colonna sonora che amplifichi, sottolinei, componga completandola, la drammaturgia delle sequenze. E con un maestro come Ennio Morricone, autore delle seguenti tracce, poi, come fallire?
Titoli Tracce:
1. La Sconosciuta; 2. Entrata; 3. Canzone per dormire; 4. Giochi infantili; 5. Con scioltezza; 6. Un’arpa per Lei; 7. Flauto, violino e orchestra; 8. Primo tempo; 9. Chiaro-Scuro; 10. Rapido; 11. Insopportabile ansia; 12. Ambiguità; 13. Quella ninna nanna; 14. Un violino e un pianoforte insinuanti; 15. Preludio al silenzio; 16. Le scale della casa; 17. Tre archi d’amore; 18. Dietro gli indizi; 19. Il dopo; 20. Esercizio di stile; 21. Le forbici; 22. Voglia di semplicità; 23. Una vita serena; 24. Reiterazione; 25. Cromatismi diatonici; 26. Andare e non tornare; 27. Archi bianchi.
Ed allora, mi sono detto oggi, se tutti questi sono gli elementi fondanti un buon film, dobbiamo proprio riconoscere che "La sconosciuta" sotto tutti questi profili, sia disgiuntamente che congiuntamente considerati, è un film non buono, ma addirittura eccellente.
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2. Analisi del film (molto spoiler)
Proviamo quindi, con questi rudimentali ed ancora molto approssimativi strumenti d'indagine, a restituire un'analisi critca del film.
2.1. Elementi di contesto storico - l'11 settembre e l'immigrazione
Dopo l'11 settembre, dobbiamo ammetterlo, viviamo nell'era del "sospetto". Non ci fidiamo più di niente e di nessuno, viviamo con dubbi, incertezze di ogni genere. Siamo tutti diventati più fragili, più impauriti. Non riusciamo più ad intravedere nell'altro il fratello, il prossimo d'amare.
Viviamo, inoltre, in Italia (ma anche in Europa), l'era della immigrazione. Abbiamo accolto nelle nostre famiglie filippini, ucraini, polacchi. Conviviamo con loro, spesso siamo loro affezionati, eppure.
Eppure questo della immigrazione rimane, nella nostra coscienza, un tema complesso, che sollecita ogni giorno titoli, con segni, peraltro, contrapposti, sui giornali.
Esistono precisi flussi che fanno dell'Italia, peraltro, una sorta di nuovomondo per molte genti e non solo europee.
Ribaltare quindi, intorno a questo argomento così scottantemente attuale, quasi alchemicamente ed ontologicamente, l'equilibrio delle forze in campo tra bene e male, è un'operazione che ha in se del geniale, bisogna pur riconoscerlo.
E Tornatore adotta un po' questa strategia tra la protagonista Irena, ucraina, e l'Italia che l'accoglie.
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2.2. Cosa è bene e cosa è male?
Esiste un bene inalienabile oggi?
E' un figlio, l'amore di una madre verso di lui, qualcosa che possano essere oggetto di compravendita?
Ed il carnefice è la madre che accetta questa sorte contro natura, o è l'aguzzino che la costringe a tale gesto?
E prima ancora dell'aguzzino, esiste qualcosa di assai più elevato ed antecedente, qualcosa che noi a volte chiamiamo destino, ad essere crudele con certe persone?
Qui le implicazioni potrebbero portare a conclusioni ed evocazioni di matrice esoterica, che noi però tralasceremo e lasceremo fuori dal contesto di questa analisi.
Ci limiteremo a dire che Tornatore giuoca, in questo film, l'ambiguità.
Non lascia intravedere allo spettatore, fino alla fine dell'intreccio, le giuste ed appropriate valenze etiche degli eventi che gli esistenti vivono sotto i suoi occhi.
In una sapiente costruzione narrativa egli nasconde, cela, e svela con una lenta progressione, l'arcano costrutto della verità.
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2.3. Ambivalenze alchemiche in una prospettiva salvifica

Irena è un donna che riunisce in se passato e futuro, sottomissione, abiezione a ribellione feroce e coraggio.
Irena ha un passato indicibile dal quale, solo attraverso un atto altissimo di ribellione, ella crede di riuscire a liberarsi.
Ma non esiste posto sicuro per le anime sulla terra.
Il passato non si cancella con un colpo di pugnale (agito con delle grandi forbici in una delle sequenze più cruente del film). Non è sempre il male che può cancellare il male.
Perché il passato non è solo nella carne, ma è anche nell'anima.
Con questa storia salvifica Tornatore ci riporta ai valori fondanti della vita.
Agli atti più esecrandi ed al tempo stesso più elevati che un essere umano possa compiere.

Irena è una donna che non ha paura. Non teme la vendetta (altro tema registicamente molto indagato dopo l'11 settembre). Non teme agirla. Non teme subirla.
Irena è una donna che si ribella alla sua condizione esistenziale. In questo è un eroe romantico. E la ribellione di Irena, la sua vendetta, é agita nel nome dell'unico amore innocente della sua vita, e proprio per questo brutalmente impedito, ed in quello del suo più puro frutto.
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2.4. Una difficile catalogazione di genere
Il film attraversa, per la peculiare struttura narrativa, più generi rendendone difficile una classificazione univoca.
E' un trhiller, ma è anche uno psicodramma (e ritorniamo sulla sapiente scelta dell'attrice teatrale della scuola russa Irena - Ksenia Rappoport, che riesce a rendere, del suo ambiguo e complesso personaggio, l'ampio spettro di forze, di contrastanti stati animo, di cui si nutre la sua tormentata battaglia esistenziale), ed è ancora noir.
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2.5. Ambientazioni allegoriche
Tornatore sceglie di girare il film in una splendida cornice triestina riuscendo a collocare l'intreccio quasi come sospeso tra l'attualità degli esistenti e la bellezza classica dei palazzi, un conflitto visivo ossessivamente suggellato nelle lente carrellate degli interni, nelle suggestive prospettive dei piani alti, delle vie, dei giardini, delle ville, dove gli eventi, resi così a tratti quasi ancestrali ed universali, si svolgono.
Un ambientazione allegoricamente borghese (il palazzo degli orafi), tesa a sottolineare lo sperequato divario economico tra la protagonista ed il mondo nel quale tenterà d'integrarsi, nel mettere in atto il suo tentativo di ribellione e riconquista del futuro.
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2.6. Irena sola contro tutti

Intorno all'esistente protagonista Irena, che è sola, ma veramente sola nel suo viaggio disperato e disperante, gli altri esistenti della storia.

L'antagonista Muffa, l'aguzzino siciliano capace di ogni nefandezza, il male impersonificato. Un Michele Placido calvo e caravaggesco che restituisce al film significanti quasi horror in una interpretazione da annoverare tra i classici del genere.

La famiglia Adacher, l'allegorica coppia di orafi, (convincente Claudia Gerini) stereotipo di una borghesia che crede con i soldi di poter risolvere ogni problema, ma che attraversa, invece e paradossalmente, una profonda crisi familiare.

La loro piccola figlia, (bravissima l'attrice per la prima volta sullo schermo che l'interpreta), affetta da una cronica incapacità di difendersi, vero motore del film ed esistente che nuove all'azione un po' tutti i personaggi triestini.
La loro governante Gina, una straordinaria Piera degli Esposti, attrice che amo molto.

Il portinaio, avido e al tempo stesso capace di slanci umani e generosi, forse davvero l'unico esistente che, a suo modo, aiuterà Irena, ed interpretato direi abbastanza bene, da un redivivo e dimagritissimo Alessandro Haber.
Ed infine una Sicilia, quella descritta da Peppuccio, capace sia dell'amore più puro tra Irena ed il suo giovane amante, sie delle più atroci nefandezze, come il commercio di bambini sottratti alle immigrate sottomesse e fatte oggetto di una violenza tanto feroce quanto assurda.
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2.7. L'inadeguatezza della legge terrena

Il cammeo che ci regala Margherita Buy, avvocato difensore d'Irena, ci restituisce una delle verità del film.
Quando i giudici chiamati ad indagare sul passato della vita di irena arriveranno lentamente a ricomporne passato d'Irena, si rendenranno conto di quanto inadeguata possa essere la legge degli uomini nel giudicare vicende del genere, e molto signficative e rivelatrici saranno, in questo senso, le parole dell'avvocato Buy quando dirà: "I giudici non potranno non tenere conto di troppe cose".
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3. Le accuse di errori nella sceneggiatura
Secondo qualcuno il film conterebbe errori nella sceneggiatura. In particolare ritiene che le scelte adottate nel finale smentirebbero quelle fatte in precedenza. Proviamo ad analizzare le critiche Eddie ne segnala almeno tre.
Un grazie comunque alle considerevoli contro-argomentazioni di Eddie che dimostra molta competenza negli elementi fondanti lo screenplay che rimane una delle cose più importanti di ogni buon film.
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4. Conclusioni

E sono proprio le troppe cose (citate dall'avvocato-Buy) di cui Tornatore grava l'esistente protagonista Irena, a rendere questo film più inquietante di "Una pura formalità", pellicola ricca di riferimenti d'ispirazione dantesca, e struggente almeno quanto "Nuovo Cinema Paradiso", due pellicole che, per motivi assai diversi tra loro, ho amato molto in due momenti della mia vita molto differenti.
Un lungometraggio, quello di Tornatore - lungamente rimasto sospeso per gli impegni dell'attrice russa - che c'invita a ricominciare nuovamente a vedere nell'altro un fratello, anche se ha le sembianze di "una sconosciuta" della quale non riusciamo a comprendere tutte le ragioni del suo cuore che la muovono all'azione.
E per quanto violenta, la pellicola è una storia che si apre alla speranza di una rivalsa, di una rinascita, forse anche di un perdono attraverso l'espiazione, in cui l'amore tra una madre ed una figlia riesce a ritrovare la sua più appropriata collocazione sentimentale, affettiva e valoriale. Sarà per questo che commuove il pubblico fino all'applauso ed alle lacrime.
L'interpretazione di Ksenia Rappoport Irena poi rimane per noi un esperienza imperdibile.
Così come la regia di Peppuccio, che lascia il passo, per una volta, alla storia ed ai suoi contraddittori sentimenti, senza eccedere mai nel virtuisismo formale, ragione per cui, personalmente, abbiamo amato molto questo film.
Sono altresì certo che certe sottolineature formali di genere (la scala a chiocciola, il gioco delle luci nelle scene di violenza, le illuminazioni notturne dei luoghi dove le madri venivano scelte, i campi di ambientazione tra passato e futuro), potranno anche fare storcere il naso ai puristi del genere o dei generi. Noi però sottolineiamo questi passaggi come pure citazioni che non inquinano minimamente l'originalità totale della storia, che rimane, a nostro giudizio, straordinariamente toccante sotto il profilo sentimentale.
5. Notazioni a margine sulla festa del Cinema di Roma

La pellicola presentata nella sezione "Premiere" della Festa internazionale del CINEMA di Roma - conclusasi oggi con il Premio al miglior film che è andato alla pellicola Izobrajaya Zhertvy / Playing the Victim di Kirill Serebrennikov - è stata accolta molto bene sia dalla critica che dal pubblico. E giustamente, secondo noi, giacché la stessa è d'annoverare, secondo il nostro personale metro di giudizio ovviamente, tra i capolavori assoluti del regista siciliano.
6. Il premio parallelo blockbuster

Roma 21 ottobre 2006 - E' stato consegnato dall’Amministratore delegato di Blockbuster Paolo Penati a Giuseppe Tornatore per "La sconosciuta" Il Premio parallelo Blockbuster, alla migliore anteprima della Festa.
"La sconosciuta" di Giuseppe Tornatore sbaraglia i contendenti nella sezione Premiere della Festa del cinema di Roma. A decretare il verdetto la Giuria Blockbuster presieduta dal regista Giovanni Veronesi e composta da 20 clienti Blockbuster. Prima di proclamare il vincitore, i giurati hanno discusso molto animatamente. In lizza per il premio, infatti, figuarva anche il bellissimo "Namesacke" di Mira Nair.
Veronesi, commentando il verdetto, ha così spiegato: "Sono onorato di aver fatto parte di una giuria popolare che ha votato sinceramente, valutando i film senza alcun pregiudizio. Ho lavorato volentieri con i giurati Blockbuster, apprezzandone la preparazione e la passione per il mondo cinematografico. Penso di essere stato un presidente imparziale, non ho votato, ho lasciato che fossero i giurati a fare la loro scelta".
A bientot.


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