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Circa l'inutilità delle immagini
post sperimentale n°2

Intorpidimenti
In effetti da molto tempo rifletto filosoficamente sul fatto che la vita è come una specie di progressivo intorpidimento.
Esiste come una strana forza oscura che ci conduce la' dove noi non vorremmo essere.
E' come se noi diventassimo progressivamente dimentichi dei nostri veri obiettivi e seguissimo il corso che prendono gli eventi.
E' un po' come quella frase afferente il tempo.
O lo domini o sarà lui a dominare te.
Secondo me il concetto è estendibile alla vita, senza particolari adattamenti.
Ora non è tanto importante per me capire se per tutti è così.
Ma è molto importante razionalizzare che per me è così.
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Le tappe di una vita

La nostra società è fatta di tappe, o, se volete, di eventi.
Bisogna o bruciarle/i o limitarsi a passare di lì, ma insomma il fatto è che queste tappe ci sono.
Ma le tappe di una vita sono come un miraggio.

Qualcosa che svanisce già nel momento in cui le abbiamo raggiunte.
Ora io credo che la cosa difficile, per me, è avere capito di avere imboccato da molti anni la strada sbagliata.
Cioè ho toccato molte tappe, alcune anche importanti, ma sento che non sono ancora nel posto dove avverto, sempre meno confusamente, che vorrei essere.
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Il luogo del risveglio
Questo posto però non è un luogo fisico.
Non è neanche un successo economico.

Credo che sia un luogo spirituale.
E' come se la voce interiore che è dentro di me continuasse a dirmi qualcosa che per troppo tempo non ho ascoltato.
Mi dice:

"Devi provarci veramente anche se ti sembra assurdo, anche se ti sembra impossibile, anche se ti sebmra inutile."
Ecco sento che questa parola ha un potere divinatorio su di me.
Ed anche liberatorio.
Troppi errori commettiamo nel nome dell'utilità.
Fare un film, avvertire come un'urgenza di esprimere qualcosa che abbiamo dentro e che vogliamo - con un bisogno che ci fa stare male - riprendere, non è necessariamente una cosa utile.

Inutilità delle immagini
Anzi è molto più probabilmente una cosa inutile.
Ricordo una discussione sull'anima in un film di Antonioni.
La ragazza diceva alla fine: "Credo che anche noi dovremmo imparare ad aspettarla l'anima."
E l'uomo scettico le rispondeva: "Per farne cosa?"
E lei: "Tutto quello che ci sembra inutile."

Ecco è proprio questo il punto.
Voglio fare una cosa non chiedendo a questa cosa di significare qualcosa di utile, ma qualcosa che mi liberi da questa ossesione.
Comunicare è un bisogno maledetto.
Avere in mente l'idea di girare un film è un'ossessione.
Ma credo un'ossessione necessaria al fine.
La nostra vita altrimenti rischia di diventare solo un ammasso di broken flowers, perdonerete la citazione e la foto trabordante di colore rosa.

Chi non avverte questa ossesione non cercherà mai di capire il linguaggio delle immagini.
Nè si adoprerà per evolverlo o modificarlo.
Forse è per questo che amo tanto Lars von Trier.
Perchè credo lui soffra ogni volta che deve fare un film.
Ecco l'ho detto.


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