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Inside Man di Spike Lee
analisi di eventi ed esistenti


L'uomo dentro gli orrori del capitalismo
| Titolo originale: | Inside Man |
| Nazione: | U.S.A. |
| Anno: | 2006 |
| Genere: | Drammatico |
| Durata: | 129' |
| Regia: | Spike Lee |
| Sito ufficiale: | www.theinsideman.net |
| Sito italiano: | www.insideman-ilfilm.it |
| Cast: | Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe, Waris Ahluwalia, Ashlie Atkinson, Robert Bizik, Ed Bogdanowicz, Cherise Boothe, David Brown |
| Produzione: | Universal Pictures |
| Distribuzione: | UIP |
| Data di uscita: | 07 Aprile 2006 (cinema) |
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1. Introduzione
Devo ammettere che ogni volta che vedo un film di Spike Lee la mia mente va sempre a due considerazioni:

Il cinema di Spike Lee è un po' come una matrioska russa. C'è un primo livello che è quello che appare fuori, semplice, lineare, ben girato. Già cioè di per sé stesso assolutamente godibile.
Ma dentro l'involucro esteriore, a leggere bene in ciò che muove all'azione gli esistenti delle sue pellicole, ci si può divertire a scovare tutti gli altri significanti che possono arrivare addirittura a ribaltare, come nel caso di Inside Man, i valori di quello che chiameremo il primo livello narrativo.
Intendiamoci, questa appena descritta, è una strategia narrativa di molti registi di un certo spessore, ma diciamo che Spike Lee è come se si divertisse a raccontare una storia per raccontarcene almeno un'altra, con segni praticamente invertiti. In questo genere di operazioni diciamo che è una sorta di maestro.
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2. Analisi di eventi ed esistenti
Nessun dettaglio è trascurabile, nessun indizio è casuale, niente è come sembra.

Nel leggere, e non solo su internet, di questo film, troverete spesso dire che Sipke affronta un cinema di genere. Che non è attenzione quello drammatico a cui ho intenzionalmente attribuito il film, ma è il thriller.
2.1. Questione ontologica sul genere: Thriller o Drammatico?
Eppure, secondo me, il thriller è ontologicamente una specie alquanto diversa, quantomeno per la sua struttura narrativa, da quella a cui attribuire "Inside Man".
Se voi guardaste, infatti, con attenzione, una qualunque altra opera appartenente a tale categoria, vi accorgereste che la storia scorre con un'alternanza molto serrata di quelli che in screenplay vengono definiti momenti di crisi e momenti di climax.
Cioè nella distinzione tracciata da Seymour Chatman tra storia e discorso è come se i bit narrativi di climax della storia fossero molto più frequenti rispetto a quelli di un film diciamo normale.
Ma a guardare bene nella struttura narrativa di Inside Man scopriamo la prima rivelazione di questo post.

I climax narrativi del film di Spike Lee sono, al contrario, formalmente lentissimi e, addirittura, volutamente dilatati nell'asse spazio tempo, grazie anche ad un accorgimento molto sofisticato nel contesto delle anacronie che sono i flashforeward, non usati in maniera ellittica (più precisamente, tornando il discorso sugli argomenti descritti nei flashforeward, è più corretto parlare di anacronie interne omodiegetiche ed iterative), ma che proiettano, piuttosto, la storia, o meglio il discorso, a singhiozzo, non in un avanti degli eventi preciso e significante rispetto allo svolgersi della trama, bensì, al contrario, in un semplice momento futuro, così solo per incuriosire lo spettatore mistificando, oserei dire, con tale stratagemma del racconto filmico, il fatto che il fulcro narrativo principale (la rapina), dovrà durare praticamente quasi tutta la pellicola.
Ora, anche ammettendo che del thriller Inside Man conserva i colpi di scena progressivi, va anche parimenti ammessa questa complessiva lentezza nello svelarli.
Da tali premesse sono portato a dire che all'interno della matrioska thriller, Spike Lee nasconde un'altra matrioska che ne rappresenta, in qualche modo, l'antitesi, ed è proprio questo secondo piano narrativo, sicuramente più rilevante, che colloca l'archiviazione della pellicola nel genere drammatico. O volendo se preferite, come è stato detto, definisce, nel genere, un'opera mainstream.

Questa finzione del piano formale suggella, fungendone da abito, altre finzioni nascoste in quella che non sarebbe errato definire l'etica del film e forse, arrivo a dire, l'etica di Spike Lee.
Ma procediamo con ordine.
Spike Lee è un regista afroamericano che collocherei, in un ideale continuum politico, a sinistra.
E' un regista illuminato della sinistra americana.
Da sempre, nelle sue pellicole, egli inserisce inizialmente più evidenti, poi in maniera più raffinata e più sapientemente celata, temi politici, sociali e, mi ripeto, etici, a supporto, sempre più complesso, di una certa visione degli USA e del capitalismo più in generale.
Sempre a sostegno della nostra chiave di lettura basata sulla finzione, basterà ricordare che persino gli stessi rapinatori riusciranno a fingersi clienti, o meglio a far si che i clienti stessi saranno costretti a confondersi con i rapinatori, o che l'omicidio al quale assiste impietrito il Detective Keith Frazier è anche questo una simulazione. Concludo questa parentesi aggiungendo che di apparenze e di finzioni nella pellicola ci si può divertire a riconoscerne di nuove ad ogni evolversi della trama.
2.2. Il ribaltamento etico e la metamorfosi degli esistenti
Bene in questo film troviamo i seguenti esistenti:

In apparenza (nel primo livello narrativo) il film racconta il tentativo di Dalton Russel e della sua intelligentissima e preparata banda, di rapinare una banca.
In realtà da questo gesto, riconducibile alla categoria dei reati, Spike Lee inizia a cucire una lentissima quanto abilissima operazione di svelamento della verità che sposta, gradualmente, il lungometraggio dal genere thriller a quello drammatico.
Perché?
Perché il vero mostro dal quale dovremmo tutti difenderci, persino il colpevole ma in parte redento Arthur Case (anche se la sua redenzione è anche questa l'ennesima apparenza), non è quello che vive nei cuori dei malviventi rapinatori, ma il demone dei soldi, vero e proprio deus ex machina del sistema capitalistico americano.

Mentre, cioè, Spike Lee finge di parlarci di un male, egli sta invece affrontando, in maniera radicale (nella piena accezione del termine), il tema del capitalismo.
Ed allora, in questa progressiva inversione dei valori, chi è la vittima e chi è il carnefice?
Per rispondere a questa domanda dovremo inquadrare un altro degli archetipi fondanti il cinema del regista afroamericano: la metamorfosi degli esistenti.

Se all'inizio del film noi conosciamo ad esempio, infatti, in Keith Frazier un ispettore di polizia quasi silurato, sospettato d'illeciti e di corruzione, alla fine della pellicola lo troveremo trasformato in un affermato ed incorruttibile detective (nero, va sottolineato anche questo), di primo livello.
Così avverrà per il proprietario e amministratore delegato della banca Arthur Case, che da rispettabile e generoso cittadino, sarà trasformato, alchemicamente, in un losco e spietato speculatore trafficante di affari con i nazisti a scapito di suoi stessi amici ebrei, lasciati morire nei campi di sterminio.
E qui c'è da sottolineare un'eleganza nello screenplay, il fatto cioè che questo elemento è reso chiaro quasi subito, se non, addirittura, nei fotogrammi iniziali, allo spettatore, senza per questo levare nulla alla suspance, per quanto dilatata, dell'opera.

Ma il personaggio che ci lascerà più inquieti, resterà quello interpretato magistralmente dalla sempre bella e sempre brava Jodie Foster: Madeline White, l'interemdiaria di Manhattan, che fingendo di occuparsi della salvaguardia delle istituzioni, costruisce in realtà solo la sua personale ascesa sociale ed economica, e che, pur conducendo un abile gioco spregiudicato e senza scrupoli (che la trasformerà, agli occhi dello spettatore, in una ricattatrice), non potrà arrestare la lucida abilità del Detective Keith Frazier.
2.3. I signficanti dell'opera

Insomma, ancora una volta, Lee propone con lucida e spietata freddezza, il suo giudizio critico su una società, quella americana e capitalista, che in nome del successo, del potere economico, del suo insopportabile puritanesimo, è ormai pronta a compiere qualsiasi gesto, a promuovere, al suo interno, nuovi soggetti per i quali l'unico motore etico è l'arricchimento personale, e contro la quale solo l'urgenza di una morale diversa, l'adesione a valori più elevati, può fare qualcosa.
E persino una rapina (una rapina perfetta) può diventare un gesto che unisce, in un unico, crimine e ribellione contro il richiamo del potere, contro l'abiezione dell'avidità, e quindi vera e propria rivoluzione culturale e ideologica.
Si allude forse al contrasto della politica di Bush?
Affiorano, inoltre, nella pellicola tutti i significanti dominanti il suo cinema:
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3. Conclusioni
Che dire.
Ancora un'ulteriore piccola notazione sui flashforeward.
Il film cattura l'attenzione proprio grazie agli accorgimenti formali di struttura narrativa, e per la coerenza con la quale anche le riprese ed i movimenti di macchina suggellino queste scelte.
Se non ci fossero i flashforeward la narrazione dovrebbe svelare prima certi risultati a cui Detective Keith Frazier è già giunto quando il film è iniziato. Anche se gli stessi non sono ancora quelli definitivi.
E come se il film, infatti, si ricongiungesse all'adesso narrativo solo dal momento in cui si è completata la descrizione della rapina.
Volendo fare della dietrologia è come se, sul piano di lettura etica dell'opera, Spike Lee collocasse idealmente nel futuro la soluzione dei problemi dell'adesso storico.
Ho trovato, inoltre, straordinarie anche alcune sottolineature formali come, ad esempio, il lungo piano sequenza, girato al momento in cui i poliziotti fanno irruzione nella banca.
Notevoli tutte le interpretazioni e quella di Denzel Washington in particolare, anche se Clive Owen secondo me si è conquistato, con questo film, molti crediti.
Insomma il vero eroe el film non è il Detective Keith Frazier ma il rapinatore Dalton Russell che - con la sua intelligenza - riesce, anche lui, a celare la sua azione ed a fare credere quello che non è.
Infondo anche la verità della rapina è nascosta dietro quello che vediamo.
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5. Multimedia
Qui un'interessante intervista di Arianna Finos a Spike Lee sul film, ma anche sulla violenza dei videogames, sul suo documentario su Katrina, l'uragano che ha devastato New Orleans, sul suo tifo per il Brasile ai prossimi campionati mondiali di calcio, e la sua passione per Prince, grazie a Radio Capital e KataWeb.
6. Un tag e una ricerca