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Il Caimano - di Nanni Moretti
analisi di eventi ed esistenti

Come siamo, come cambiamo, nell'Italia di Berlusconi
| Titolo originale: | Il Caimano |
| Nazione: | Italia |
| Anno: | 2006 |
| Genere: | Drammatico |
| Durata: | 112' |
| Regia: | Nanni Moretti |
| Sito ufficiale: | |
| Cast: |
Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Michele Placido, Giuliano Montaldo, Antonio Luigi Grimaldi, Paolo Sorrentino |
| Produzione: |
Sacher Film, Bac Films, Stephan Films, France 3 Cinema, Wild Bunch, Canal +, Cinecinema |
| Distribuzione: | Sacher Distribuzione |
| Data di uscita: | 24 Marzo 2006 (cinema) |
Da notare come Il Caimano, oltre alla presenza di Silvio Orlando, Jasmine Trinca, Margherita Buy, e lo stesso Nanni Moretti, per la prima volta non protagonista di un suo film, preveda un cast elaborato come un mosaico di piccole partecipazioni, tutte perfette: Giuliano Montaldo, Michele Placido, Valerio Mastandrea, Toni Bertorelli, Anna Bonaiuto (brevissima nel ruolo della Boccassini), Stefano Rulli, Paolo Sorrentino (suo rivale al prossimo festival di Cannes), Carlo Mazzacurati, Renato De Maria, Cecilia Dazzi, Jerzy Stuhr.
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Il successo al box office
Breve antefatto. Decidiamo con E. di anadare alla prima del film nel cinema Nuovo Sacher in onore al maestro, allo spettacolo delle 20,30, perchè pensiamo che sarebbe stato possibile incontrare anche Nanni. Decidiamo di darci appuntamento alle 19,00 davanti al cinema. Non si sa mai. Incredibilmente arrivo prima io. Alle 18,52 avevo già parcheggiato ed ero dentro il cinema praticamente deserto. Davanti a me solo una signora che chiede cinque biglietti.

Il cassiere maschio, quello con i baffi, simpatico, che sembra uscito da un film di Moretti urla: "biglietti esauriti per oggi". E rivolgendosi all'altra cassiera le dice: "Fai mettere un cartello". I cinque biglietti acquistati dalla signora non erano dunque quelli dello spettacolo delle 20,30, ma addirrittura quelli dell'ultima proiezione delle 22,30. A me sembrava di essere entrato nella sceneggiatura del film. In quel momento sopraggiunge E. che, resasi conto della situazione, mi fa: "Possiamo andare in un'altra sala, siamo così in anticipo". Giusto. Il cassiere a quel punto sciorina a memoria tutte le sale che a Roma e provincia proiettano la pellicola. Tra i tanti cinema cita l'Eurcine. Telefoniamo all'Eurcine ma risponde una di quelle segreterie che comunica la programmazione. L'Eurcine è un multisala. Dal momento che non da avvisi su biglietti esauriti, E. mi fa: "Ma tu hai parcheggiato qui vicino?" ed io: "Si, qui dietro". "Perfetto andiamo con la tua".
Quindici minuti dopo, o giù di lì, eravamo all'Eurcine ed acquistavamo i quasi insperati biglietti per la proiezione delle 20,15, fantastico.
Bene il cinema dapprima sembrava deserto, ma poi nei 10 minuti antecedenti l'inizio, un flusso consistente di persone occupava, anche in questa sala enorme, ogni ordine di posti.
La prima considerazione sul film di Nanni Moretti è, quindi, che la gente avvertiva il bisogno di questo film, aldilà della resa tecnica e dell'eventuale corrispondenza alle aspettative. Io questa cosa la vedo positiva. Mi è sembrato come un risveglio da un lungo sonno, constare l'interesse e la forte motivazione di tanta gente a vedere questo film. E questa la ritengo, inoltre, una garanzia anche per Nanni, che può opporre, contro chi lo accusa di inquinare la campagna elettorale (magari fosse), questo dato oggettivo. Questa soddisfazione traspariva anche ieri sera, nell'intervista, resa a dir poco surreale dalle vigenti leggi sulla par condicio, andata in onda nel programma di Fabio Fazio.
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Entriamo adesso nell'analisi di eventi ed esistenti

Il film a mio modesto avviso - e non per fare eco a Nanni Moretti che furbescamente sostiene che la sua non è una pellicola politica, non è un'operazione di propaganda etc. - non è solo un film su Berlusconi.
Anzi non è un film su Berlusconi.
Quella di Moretti è una complessa opera cinematografica sull'Italia degli ultimi 30 anni che è inevitabilmente un paese fortemente contaminato da quello che al cittadino Berlusconi è stato consentito di fare.
Pensiamo all'avvento delle TV Mediaset. Il film documenta assai bene come naque l'idea quando Berlusconi era ancora uno spregiudicato imprenditore edile a Milano.

Guardiamone, con serenità, i valori fondanti.
Le TV di Mediaset hanno scardinato, nel bene, e soprattutto nel male, il modo di fare televisione in Italia costringendo, nei fatti, la RAI a causa dell'Auditel, degli share, della guerra sulla pubblicità, ad adeguare il suo stile formale al loro.
Uno stile che che ha in tutti i modi gradualmente abbassato i livelli qualitativi delle trasmissioni che, nella prospettiva di una TV commerciale, sono sempre più legate e coerenti con le strategie di marketing dei prodotti che gli inserzionisti pubblicitari propagandano all'interno di esse, più che alla divulgazione della cultura, che dovrebbe essere, invece, la mission principale di una TV pubblica, di stato.
Pensiamo al lancio del Grande Fratello e di come, questo tipo di format, ha fatto ad esempio proliferare, anche in RAI, programmi basati sulla formula del reality show.
Le Tv commerciali hanno contribuito, ed anzi sono state e sono tutt'ora, il veicolo più importante del cambiamento delle nostre teste.
Ed è inquietante, tutto sommato, che siano ancora, di fatto, sotto il controllo del cittadino Premier.
Dice il personaggio interpretato da Nanni Moretti stesso: "Berlusconi ha già vinto, è già riuscito nell'intento di cambiare le nostre teste".
Ed ecco che noi oggi, assuefatti dalla mancanza di una controinformazione, di una TV pubblica che possa fare a meno della pubblicità, come avviene in altre democrazie europee, accettiamo, supini, che un Pupo rompa pacchi alle 21,00 della sera in RAI, e che programmi di nessun valore educativo e morale c'invadino le case attraverso il tubo catodico.
Ovviamente Berlusconi non è l'unico colpevole, ma è il principale artefice. "Affari tuoi", questi soldi che piovono dall'alto, sono un po' figli suoi rappresntano anche in chiave iconografica, il retaggio di una sub-cultura che lui, più di altri, ha contribuito, per i suoi interessi, a creare.
E non voglio volutamente entrare nel merito del graduale controllo sulla RAI, basti pensare agli arcinoti casi di Biagi, Santoro e di Luttazzi, letteralmente epurati dalla televisione di stato.


Già quella "dei soldi che piovono dall'alto" è sicuramente una delle sequenze più evocative del film nel film "Il Caimano" appunto, nella realizzazione del produttore Silvio Orlando, anzi nel suo sogno.
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I tre piani della narrazione
Moretti trasla il piano della narrazione in almeno tre diverse dimensioni:
Perchè fa questo?
Perchè questo gli consente di chiarire meglio il suo personale punto di vista, sulla questione, forse da moderato. Ma il termine moderato va collocato nel contesto di un paese in cui i non moderati sono una nuova generazione di politici, che è salita sino al rango di Ministro della Repubblica.

Perchè separa, con questo artificio, nettamente l'Italia che affronta i problemi veri, da quella che finge di preoccuparsi della cosa pubblica, ma che in realtà si limita a gestire il proprio potere economico.

E' evidente che il personaggio del produttore, interpretato direi magistralmente da Silvio Orlando, è fortemente ispirato a Nanni Moretti stesso.
Un cineasta libero, indipendente, nel pieno del dramma della separazione dalla moglie, che affronta le mille difficoltà della produzione di un film su Berlusconi.

Perché, per Nanni Moretti, Berlusconi è uno sfondo, è, più che una persona, un background culturale, etico, istituzionale, costituzionale. Vengono in mente le parole di Giorgio Gaber giustamente ricordate anche da Olivieo Bhea: "Non temo Berlusconi in quanto tale, temo il Berlusconi che è in me".

E' un agente, quasi alchemico, del decadimento culturale del nostro paese. Che è oramai quasi uno specchio del suo modo di concepire lo stato.
Un degrado che ritroviamo un po' in tutti gli esistenti del film.

Nell'attore impersonato da Michele Placido, viscido, falso, opportunista, ossessionato dal sesso, che alla fine, vigliaccamente, si tira indietro, rifiutando la parte del Caimano.
Nel giovane finanziere interpretato da Valerio Mastandrea, che alla fine si lascia corrompere, nel film nel film, dal Caimano, e passa a lavorare per lui, aiutandolo con le sue conoscenze, a esportare capitali all'estero.
Nel punto di vista dell'attore impersonato da Nanni Moretti stesso, quando dice con fare rinunciatario: "Ma su Berlusconi chi voleva capire ha capito, e chi non vuole capire continua a ficcare la testa sotto la sabbia".
Nel parere spietato del produttore polacco che deride la nostra "Italietta" ed il suo progressivo ed inarrestabile degrado.
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Lo sviluppo del conflitto
Mi sono chiesto perché Moretti abbia deciso di contrapporre personaggi o sfortunati, in difficoltà anche con la loro professione e la propria vita, o personaggi idealisti, come la giovane regista esordiente e gay, a quello, viceversa, forte del Caimano.
Forse, mi sono detto, lo ha fatto per sottolineare meglio alcune cose.

Forse perchè in un paese più civile e democratico del nostro, un produttore non rischierebbe il fallimento solo perchè tenta di fare un film sul presidente del Consiglio.
Forse perché, sempre in quel paese, due giovani gay non dovrebbero nascondere la loro relazione e potrebbero procreare facilmente un figlio.

Forse perchè in quel paese ci sarebbe più professionalità, più coraggio, meno paure, meno ossessioni, meno lotte alle istituzioni, ai poteri dello stato, minori concentrazioni di potere mediatico e di capitali nelle mani di un solo cittadino, peraltro candidato Premier.
Ed in questo senso il piano del conflitto esistenziale tra l'Italia del Cinema e l'Italia della Politica, aiuta la narrazione.
Magari la trasla su un piano quasi onirico, quasi surreale, ma sicuramente un piano che, come dice lo stesso Moretti, ci costringe a guardarci per quello che siamo diventati, e chi ha iniziato già, come me, questa pratica, si accorgerebbe che le cose stanno pressapoco così.
In quel paese gli auditorium della musica classica sono gremiti di persone.
In quel paese le donne intelligenti si disitneressano ad un calcio che è ormai solo business.
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Riferimenti splatter

Gli inizi splatter del film sono, sicuramente, sia una ricongiunzione formale a Caro Diario e sia argomentativi l'impegno intellettuale, gradualmente resosi impossibile, (proprio per il degrado culturale), del produttore Silvio Orlando.

Citerei alcuni titoli dei film da lui prodotti: "Cataratte" e qui si allude, e non poco, all'incapacità di analisi critica degli italiani, "Violenza Cosenza" la questione meridionale, mi vengono in mente anche "Mocassini assassini", "Maciste contro Freud", "Stivaloni porcelloni" e "La polizziotta con i tacchi a spillo". Qui molto divertenti sia il cameo di Tatti Sanguinetti, che le capacità interpretative di Margherita Buy.

Anche nel rapporto con i figli compare di più la relazione tra Nanni, i figli ed il cinema che quello con la televisione. Ma magari questa è solo una mia impressione.
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Ma non ci sono personaggi positivi e puliti nel film?
Solo due a nostro modo di vedere:

La giovane regista, coraggiosa ed appassionata, interpretata dalla bella e brava Jasmine Trinca.
Ed il giornalista che combatte strenuamente il Caimano anche se finisce per lavorare per una delle sue testate.

Forse, anzi sicuramente, un riferimento a qualche giornalista penso ad Indro Montanelli, o Marco Travaglio.
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La fine del film
Già la fine del film.
Nella fine del film Nanni Moretti si limita a fare due cose.
A dare termine, nel film nel film, al processo al Caimano-Berlusconi, cosa al momento non realizzata in Italia, che nel film nel film viene condannato.

Ed a recitare, nel suo stile personale, nelle sequenze finali del processo interpretando egli stesso il Caimano - Berlusconi, tutte le battute che, più di altre, evidentemente si era annotato nel tempo.
In quest'opera interessantissima di totale inversione dei ruoli è come se le parole di Berlusconi si staccassero da lui, e ci risuonassero quasi come la stonata sottolineatura di un punto di degrado totale, in cui noi italiani abbiamo accettato che un cittadino si potesse sottrarre al potere della magistratura, che combatte, peraltro, a spron battuto, in una maniera che il termine populista diventa quasi un eufemismo.
Un paese diviso in due

In questo comprendo le dichiarazioni di Nanni Moretti quando dice:
"Mi sono limitato a rimettere ed a ripulire gli specchi, che erano un po' appannati". O ancora: "Siamo un paese diviso in due, che non condivide, come avviene nelle altre democrazie europee, un insieme di valori comune". Ed infine quando afferma: "Alla fine del film il personaggio lasia introno a se solo macerie, e queste macerie sono culturali, etiche, politiche, istituzionali, costituzionali, psicologiche se è vero che siamo un paese diviso, e sono macerie con le quali dovremo fare i conti per anni, comunque vadano le elezioni".
Multimedia
Ripubblico, anche in questo post, la videointerivsta a Nanni Moretti di Arianna Finos di Repubblica.it che è qui.
Qui l'intervista di Fabio Fazio nella sua trasmissione "Che tempo che fa" su Rai 3, il 25 marzo 2006 - il giorno dopo l'uscita del film nelle sale italiane. Divertente l'equilibrismo semantico legato alla legge sulla par condicio nel periodo elettorale.
Qui un bel trailer.
Questione della censura sulle reti televisive per il rispetto della legge sulla par condicio
Qui il parere di Sandro Curzi, e qui, per par condicio, quello di Giuliano Ferrara.
E ancora qui Natalia Aspesi e qui Mario Pirani. Il tutto sempre grazie a Repubblica.it.
Qui un appropriato commento sonoro.
Una bellissima recensione sul film e sull'intera opera di Nanni Moretti è qui, grazie al bravissimo Giorgio Vasta che scrive su http://nazioneindiana.com, risorsa segnalatami da http://didolasplendida.splinder.com, che ringrazio.
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