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Edmond - di Stuart Gordonanalisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Edmond - L'indivina commedia di Mamet - a cura di Roberto Bernabo'
| Titolo originale: | Edmond |
| Nazione: | U.S.A. |
| Anno: | 2005 |
| Genere: | Commedia |
| Durata: | 90' |
| Regia: | Stuart Gordon |
| Sito ufficiale: | www.edmondthefilm.com |
| Cast: | William H. Macy, Julia Stiles, Joe Mantegna, Rebecca Pidgeon, Ling Bai, Frances Bay, Patricia Belcher |
| Produzione: | Stuart Gordon, Chris Hanley, Molly Hassell, Duffy Hecht, Roger Kass, Mary B. McCann, Kevin Ragsdale, Lionel Mark Smith |
| Distribuzione: | Fandango |
| Data di uscita: | Venezia 2005 13 Aprile 2007 (cinema) |

- è in realtà un film, o dovrei semplicemente limitarmi a dire una sceneggiatura, che fa acqua da tutte le parti.
Scopriamo insieme perché.
In questo post:
1. Anche se - le ragioni a favore di questo film
2. Carenze nella definizione della motivazione ad agire dell'esistente protagonista - paragrafo spoiler
3. L'America di David Mamet
3.1. Una possibile lettura esoterica dell'opera e riferimenti danteschi
4. Un confronto azzardato David Mament - Stuart Gordon versus Spike Lee?
4.1. The american dream - la ricerca del Social Science Quarterly
5. Links
1. Anche se - le ragioni a favore di questo film

Anche se la piece teatrale di David Mamet dalla quale è stata adattata la sceneggiatura cinematografica, integrata anche di consigli registici dello stesso Mamet a Gordon, è indiscutibilmente un lavoro interessante che tange un po' tutti i temi centrali dei conflitti sociali ed antropologici di cui si nutre la società americana contemporanea:
Una idea, alternativa, della resa attoriale del personaggio Edmond verificatele nel filmato recuperato su You Tube qui sotto.

Iniziamo dall'evento dinamico.




3.1. Una possibile lettura esoterica dell'opera e riferimenti danteschi


Volendola proprio tirare per i capelli può essere ammissibile una lettura dell'opera esoterica, nella quale potrebbero addirittura ritrovarsi, nello screenpley, riferimenti danteschi. Che comunque si possono intravedere, come già accennato, nell'applicazione per Edmond della legge del contrappasso.
Il discorso che Edmond sostiene, nella fase finale del film, è come se lasciasse spazio, infatti, all'idea che quella cui abbiamo assistito è una sorta di suo viaggio agli inferi.
Dove il ruolo drammaturgico di una sorta di Caronte potrebbe essere svolto dall'esistente che gli offre da bere al bar, e dove l'inferno stesso verrebbe rappresentato dalla società americana.
In questa possibile lettura potrebbero addirittura scorgersi collegamenti tra questa visione degli USA, e quella proposta dall'ancora incompleta trilogia di Lars von Trier, (Dogville, Manderlay, ...).
Ma devo ammettere che ho probabilmente esagerato nell'accreditare una tesi che, qualora anche ipotizzata da Mamet, sarebbe stata da questi sviluppata in un livello davvero un po' troppo celato di narrazione.
Insomma Scorsese dove sei?
4. Un confronto azzardato David Mament - Stuart Gordon versus Spike Lee?

Concludo questo post con alcune considerazioni azzardate.
Assistendo a questa pellicola mi sono tornati in mente i temi sviluppati dal cinema di Spike Lee.
Gli afro-americani, forse i veri protagonisti della pellicola, la loro difficile condizione esistenziale nel contesto della società americana.
Leggetevi il mio post su "She hate me" per comprendere il senso di questa mia assurda argomentazione.
In particolare mi piace concludere riflettendo insieme a voi sui risultati di una ricerca scientifica sulla condizione di afroamericani nella società americana oggi, nella quale m'imbattei nelle mie documentazioni sugli eventi e gli esistenti di quel film, e che volentieri ripubblico nel contesto di questo post perché la ritengo comunque, in qualche misura, assai attinente all'opera di Mamet - Grodon.
Allora cosa significa essere afroamericani oggi?

Il risultato della ricerca è stato sconcertante.
4.1. The american dream - la ricerca del Social Science Quarterly
Cercando con la chiave di ricerca "essere afroamericani oggi", uno dei link che "Google" mi ha aperto è questa pagina.
Un summary di uno studio della Social Science Quartlerly, la rivista della "The Univeristy of Texas at Austin", il titolo è "The american dream".
Ora noi sappiamo che un conto è filmicamente denunciare qualcosa, cioè un conto è fare cinema documentaristico come lo fa ad esempio, con alterne capacità realizzative Micheal Moore, un altro è partire da un dato addirittura accreditato scientificamente.
Sappiamo, infatti, tutti che la "scienza" è tale non perché "denuncia", ma perché "prova" qualcosa.
Ovverosia non posso argomentare scientificamente se non ho le prove "scientifiche" di quello che sto dicendo.
Attenzione, può sembrare banale quello che sto dicendo, me invece è un passaggio molto importante per capire la matrice più profonda del cinema di Spike Lee.
Che non ha nulla a che vedere con il genere di film documentaristico che è, per sua natura, fazioso, cioè schierato e politicamente scorretto (in alcuni casi).
La "prova scientifica", infatti, rende inoppugnabile il ragionamento.
Colloca l'argomentazione nella parte delle cose che esistono oggettivamente.
Fino, ovviamente, ad altrettanto rigorosa "prova" del contrario.
L'unico piano di confutazione ammesso è, infatti, quello "scientifico".
Bene spero di essere stato chiaro.
Nella ricerca scientifica titolata appunto, e traduco, "Il sogno americano", alcuni scienziati della Texas University hanno dimostrato che l'America è il paese del 50 e 50.
Cosa significa?
Significa che in pratica un uomo, ma uno qualsiasi come me o voi, ha le medesime probabilità di diventare ricco o povero.
Già su questo dato ci sarebbero fiumi d'inchiostro (o di blog) da fare scorrere.
Ma la cosa più sconcertante della ricerca è che se uno è afroamericano ha molte meno probabilità di diventare ricco.
Essere afroamericani o aver studiato per meno di dodici anni, aumenta le probabilità di diventare povero e diminuisce, di molto, quelle di riuscire a raggiungere mai (dico mai n.d.r.), la ricchezza.
Su 10 neri, infatti, solo 1 su 8 ha la possibilità di vivere almeno un anno e mezzo di benessere.
C'è di che riflettere, non vi pare?
Insomma: la razza e l'istruzione sono dei veri e propri spartiacque, nel cammino verso la ricchezza economica negli USA.
Esiste più di qualche connessione tra quest'analisi e il film Edmond, o no? Tra l'altro ad avvalorare la tesi di connessione tra il testo di David Mamet e Spike Lee ricordo che lo scneggiatore ha realizzato anche la stesura dello screenplay del film Malcom Mix.
5. Links
Mia analisi su "She hate me" di Spike Lee qui.


cinemavistodame è un blog tematico sul cinema, a periodicità umorale, ideato, realizzato e redatto da Roberto Bernabo' con la collaborazione della sua mente sconclusionata. E' (ormai) on line dal maggio 2004. I contenuti di cinemavistodame sono protetti da una Creative Commons License che ne consente la diffusione a patto che sia indicata la fonte, che gli stessi non siano usati per scopi commerciali e che il titolare sia preavvisato. Per comunicare con l'autore basta una semplice mail all'indirizzo: rob.cineamvistodame(at)gmail.com.

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