--> cinemavistodame di Roberto Bernabo' - il cinema visto dalla cinepresa


lunedì, 09 aprile 2007

Le vite degli altri - di Florian Henckel von Donnersmarck

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo



Le vite degli altri - tutta la verità sulla DDR - a cura di Roberto Bernabo'

Titolo originale:  Das Leben Der Anderen
Nazione:  Germania
Anno:  2006
Genere:  Drammatico
Durata:  137'
Regia:  Florian Henckel von Donnersmarck
Sito ufficiale:  http://www.sonyclassics.com/thelivesofothers/

Cast:  Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Ludwig Blochberger, Werner Daehn
Produzione:  Bayerischer Rundfunk, Creado Film, Wiedemann & Berg Filmproduktion
Distribuzione:  01 Distribution
Data di uscita:  Oscar 2007
06 Aprile 2007 (cinema)

"La libertà dell'arte è un pericolo allorché in un paese la classe culturale non fa tutt'uno con la classe politica e tra le due si aprono invece dei fossi di differenze più o meno profonde".

Alberto Moravia

Introduzione
§
Quando decisi di pagarmi un corso di sceneggiatura alla Fandango mi resi subito conto che il ruolo svolto dallo screenplay nella realizzazione di qualunque progetto cinematografico svolge una funzione assolutamente determinante nella riuscita complessiva del film. Questo assunto, obiettivamente difficile da scardinare, diventa particolarmente importante quanto negli intenti del progetto si decide di restituire agli spettatori una verità storica, che sia il frutto di un'operazione accurata di ricerca.

Va aggiunto che, in effetti, qualunque cosa uno sceneggiatore intenda raccontare sarebbe sempre buona abitudine quella di:
  • documentarsi sul campo in cui si muoveranno gli esistenti;
  • intervistare persone che svolgono le professioni che i personaggi dovranno svolgere ;
  • effettuare sopralluoghi qualora necessari ai fini della narrazione;
  • e, se del caso, anche studiare i riferimenti storici del periodo  del racconto per poter ancorare, in maniera credibile, l'azione e gli eventi dell'intreccio.

Se poi si arriva a parlare di cinema con intenti documentaristici (una delle mie passioni/ossessioni) l'assunto diventa un vero e proprio dogma.

Una cosa è certa e la chiarisco subito.



Assistendo ad una proiezione di "Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck non assisterete solo ad una storia avvincente, romatica, drammatica ed assolutamente godibile in se, ma avrete una opportunità, più unica che rara, di vivere un'esperienza storica, neo-realista, per conoscere, assai più intimamente e non solo sotto il profilo cinefilo, la DDR (la Repubblica Democratica Tedesca, quella parte della Germania dell'Est che visse, sino a pochi decenni fa, in una sorta di regime comunista aldilà dello storico muro di Berlino), il periodo in cui la stessa culminò fino alla sua fine, in maniera sicuramente assai meno stereotipata e nostalgica rispetto alle altre pellicole, anche recenti, che hanno tentato di far trapelare qualcosa di quella realtà (penso ad esempio a "Good Bye Lenin" di Wolfgang Becker).

Un'avvertenza: non leggete questo post se intendete vedere prima il film, siete stati avvisati in tempo ;-)

§§§

Analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo - sommario

In questo post:

  1. Le verità storiche sulla DDR, la Stasi ed il comunismo di matrice tedesca - gli stratagemmi usati dal regista e dalla produzione per la narrazione
  2. L'ambiguità dei ruoli tra difensori dei valori fondanti la DDR e loro presunti nemici: chi sono le persone buone?
  3. Il ribaltamento della verità e la progressione del cambiamento degli esistenti protagonisti - il potere divinatorio della visione
  4. Cose pregevoli degli aspetti formali
  5. Premi e riconoscimenti che il film ha ricevuto

§§§

1. Le verità storiche sulla DDR, la Stasi, ed il comunismo tedesco - gli stratagemmi usati dal regista e dalla produzione per la narrazione.

 
 
Per fare trapelare, o, meglio, per raccontarci la sua DDR,
Florian Henckel von Donnersmarck non ha optato per un film-documentario, ha fatto assai di più, ha tentato di ricostruire - con un rigore assoluto che si apprezza nella scelta delle location, nelle interviste realizzate dal regista e sceneggiatore del film prima delle riprese, a testimoni di vicende simili a quelle narrate compresi alcuni esponenti della Stasi (una sorta di servizio segreto assai spietato di quel regime) - quella che era la vita quotidiana all'interno di quella repubblica scegliendo, ovviamente, Berlino.

Questa opzione narrativa, di vago sapore neo-realista, consente allo spettatore anche più disinformato di prendere atto di quelle che effettivamente erano le dinamiche attraverso le quali il regime agiva, ma, anche, e di contro, di quanta onestà intellettuale, impegno civico, bontà d'animo e purezza vivesse nelle menti e nei cuori sia dei livelli bassi degli organigrammi delle organizzazioni apparentemente più cruenti (come la Stasi appunto), che in quelli artistici, considerati spesso borderline con quelli dei dissidenti, in quella che in pratica fu, per quello che il regime stesso non riuscì ad impedire, una sorta di "resistenza" Tedesca.

Solo che mentre la nostra resistenza, quella italiana intendo, si batteva contro un regime dittatoriale per proporre una forma di stato di fatto diverso da quello in essere, quella della DDR, per quanto paradossale, si batteva a favore di un regime più fedele ai valori fondanti la Repubblica Democratica.

E veniamo dunque al secondo paragrafo del post.

§§§

2. L'ambiguità dei ruoli tra difensori dei valori fondanti la DDR e loro presunti nemici: chi sono le persone buone? - abbastanza spoiler -

 


In effetti, nello svolgersi della trama, assistiamo alla lenta e progressiva presa di coscienza di
Hauptmann Gerd Wiesler, (un dirigente  investigatore esecutivo della Stasi), interpretato direi più che perfettamente da Ulrich Mühe, che viene comandato, per oscure trame di palazzo che non sveleremo in questo post, di sorvegliare, ascoltandoli e spiandoli di nascosto (così come per la Stasi era in uso fare per i presunti nemici del regime), lo scrittore e commediografo Georg Dreyman interpretato magistralmente da Ulrich Tukur e la sua compagna l'attrice Christa-Maria Sieland interpretata dalla bella e brava Martina Gedeck.



In questa operazione di vero e proprio spionaggio lo spettatore vivrà, insieme agli esistenti, l'ambiguità dei rapporti che si costruiscono in questo tipo di regimi autoritari e dittatoriali, dove l'interesse del Partito, i valori di fedeltà alla Repubblica, si confondono con l'ambizione personale, la pressione, l'infamia di dirigenti che perseguono vendette personali.

Insomma un quadro a tinte fosche dove le mappe delle alleanze saranno sempre meno chiare.

Già. Proprio così.

"Essere fedele a cosa?"

Sarà questo l'interrogativo interiore tanto esistenziale, quanto etico, che tutti gli esistenti protagonisti della parte che definirei buona della DDR descritta con assoluto rigore storico si porranno prima o poi nello svolgersi dell'intreccio, dando vita a progressivi climax di colpi di scena assolutamente inaspettati.

E' in questa ambiguità in cui bene e male andranno, solo apparentemente, a sovrapporsi, che trovo il pregio assoluto dell'impianto narrativo de "Le vite degli altri".

§§§
§ 
3. Il ribaltamento della verità e la progressione del cambiamento degli esistenti protagonisti - il potere divinatorio della visione - molto molto spoiler

L'ambiguità accennata nel paragrafo precedente si risolve, in parte, nella progressione dell'impianto narrativo quando finalmente tutte le verità (in parte tenute nascoste allo spettatore), vengono svelate allo scrittore
Georg Dreyman (e quindi allo spettatore che ne aveva intuite assai di più) che riuscirà, non senza dolore, a prendere visione dell'intero fascicolo riguardante la sua inchiesta segreta denominata "Operazione Laslo".



Venenedo a conoscenza così delle basse pressioni alle quali era stata sottoposta la sua compagna, delle parziali giustificazioni ai suoi ambigui comportamenti e, sopratutto, dell'atto di puro eroismo del suo apparente antagonista spia della sua vita che, in quella missione, aveva deciso di aiutarlo, probabilmente salvandogli la professione e la vita stessa.

La bellezza del film è tutta lì, in quella catartica e commovente sequenza finale, che riassume il senso e la portata di quello che da sempre considero il potere divinatorio della visione. E così come lo definirebbe, forse, anche Jean-Luis Comolli di cui sto leggendo "Vedere e Potere: "Il cinema, il documentario e l'innocenza perduta".

E potenzialmente racchiudibile nella seguente similitudine.



"Così come la visione degli atti della sua inchiesta è rivelatrice per
Georg Dreyman delle amare verità sulla sua vita, così la visione di questo film è altrettanto rivelatrice, per noi spettatori, di tutto lo spettro di bontà e di cattiveria che allignava nella DDR negli anni della narrazione".
Due cose ci rimarrano impresse nel cuore unscendo dalla sala:
  1. una sigla: HGW XX/7
  2. e l'acquisto di un libro per se stessi, nel quale potere rileggere il proprio riscatto etico.

Il film arriva come un pugno nello stomaco, come un atto di amore tradito, commuove fino alle lacrime ed agli applausi in sala al termine della proiezione.

§§§

4. Cose pregevoli negli aspetti formali

L'accuratezza nella fedeltà della ricostruzione scenografica, nella rigorosa scelta delle location.

In particolare ho letto in giro che: 

Oltre ad aver letto una gran quantità di letteratura relativa all'argomento, l'autore ha conversato per ore con i testimoni oculari dell'epoca, con ex funzionari della Stasi e con le loro vittime.

Henckel von Donnersmarck è stato consigliato e sostenuto in questa ricerca, da numerosi professionisti esperti in materia, fra cui: il Professor Manfred Wilke, capo del Comitato di Ricerca del Regime SED; Jörg Drieselmann, capo della Agenzia di Ricerca e del Memoriale di Normannenstrasse; l'ex colonnello della Stasi, Wolfgang Schmidt; Bert Neumann, il capo scenografo del Berliner Volksbühne.

La troupe del film conta inoltre diverse persone che sono state in stretto contatto con il regime della DDR e le cui esperienze hanno largamente contribuito all'assoluta autenticità del materiale girato. Il capo attrezzista del film, ad esempio, è stato a suo tempo trattenuto in un centro di detenzione della DDR.

4.1. Location originali

Le location originali sono state di fondamentale importanza dal punto di vista della fedeltà storica voluta dal regista.

Fra i luoghi scelti per il film, ci sono gli ex quartier generali della Stasi di Normannenstrasse, un indirizzo che incuteva terrore durante gli anni del regime SED, e che oggi ospita un monumento alla memoria. In questo luogo sono state girate le scene in cui compare Ulrich Tukur nei panni del Tenente Colonnello Anton Grubitz. Il suo ufficio era accanto a quello del capo della Stasi, Mielke. Il regista ha cercato in tutti i modi di ricreare l'atmosfera inconfondibile della DDR.

Con i loro tipici pannelli di legno, questi uffici avevano un "fascino" tutto particolare e sono chiaramente riconducibili a un'epoca e uno stile del tutto unici, in uno scenario eccitante e opprimente al tempo stesso.


 
Per assicurare la massima autenticità, i produttori hanno girato il più possibile nelle location originali.

Eppure, nonostante il film racconti eventi che hanno avuto luogo solo 15 anni fa, molte cose sono cambiate da allora.

"Per quanto riguarda i costi delle riprese, non c'è molta differenza fra il set della Berlino anni '30 o quello della Berlino del 1984", ha affermato il produttore Max Wiedemann.

Per ricreare il background della DDR, sono stati curati in modo meticoloso le scenografie e l'arredamento.

In particolare abbiamo speso molta energia per riuscire a nascondere i graffiti, che sembrano essere ovunque.

Non appena queste "opere d'arte" venivano coperte, riapparivano il mattino seguente!
 
Si tratta del primo film a soggetto girato negli archivi originali degli ex quartier generali della Stasi a Normannenstrasse, con l'espressa autorizzazione di Marianne Birthler, il "Capo dell'Autorità Federale per i Documenti del Servizio di Sicurezza dello Stato dell'ex DDR".

Il film, fra l'altro, si fa testimone di questo gigantesco sistema di archiviazione meccanica, che, subito dopo le riprese, è stato ristrutturato e digitalizzato, cambiando per sempre il volto degli uffici che vengono mostrati nel film.

(Fonte: FilmUp)

§§§ 

5. Premi e riconoscimenti che il film ha ricevuto

Non devono pertanto meravigliare i premi ed i riconoscimenti ricevuti dal film.

Come ho già avuto modo di scrivere, nel 2006, "Le vite degli altri" ha ricevuto quattro Premi del Cinema Bavarese: migliore attore per Ulrich Mühe, migliore sceneggiatura e migliore regista esordiente per Florian Henckel von Donnersmarck, migliori giovani produttori (Premio VGF) per Quirin Berg & Max Wiedemann.
 


"Le vite degli altri" ha inoltre ottenuto il giudizio di "film di particolare valore storico" da parte della Commissione di Valutazione dei Film Tedeschi.

Successivamente "Le vite degli altri" ha vinto gli European Film Award (come Miglior Film, Miglior Attore, Migliore Sceneggiatura), sette Lola German Film Awards 2006 (tra cui Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore e Migliore Sceneggiatura), ha avuto la Nomination al Golden Globe 2007 come Miglior Film in Lingua Straniera fino al massimo riconoscimento appena ottenuto del Premio Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera.

(Fonte: FilmUp)
§§§

Un'ultima cosa.

Correte a vederlo.
lo ha proiettato nel buio: Nonostantetutto aka Roberto Bernabo'
Permalink ¦ commenti (24)
Commenti
#1   10 Aprile 2007 - 09:19
 
per una volta i premi sono MERITATI.
straordinario lavoro di cuore, perizia, ed intelligenza. Complimenti per il post ben argomentato. [io ho optato per un post irragionevole per non svelar nulla del film e ho snodato il nodo in gola che mi attanagliava "a caldo"]. ciao.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente deliriocinefilo

#2   10 Aprile 2007 - 12:19
 
Dai cineblogger pare che questo film sia semplicemente un capolavoro immane!
Grazie anche per questa analisi lucida che fa da contraltare al delirio di delirio!
La stampo e me la leggo meglio, naturalmente a pranzo!

Continua così!

yours

MAURO
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente minstrel

#3   10 Aprile 2007 - 12:56
 
@deliriocinefilo Sono contento che la pensiamo allo stesso modo su quest'opera che mi ha letteralmente incantato fino alle lacrime.

:*-)

@minstrel E chi semtte ;-))

Un saluto e grazie.

Rob.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Nonostantetutto

#4   11 Aprile 2007 - 17:23
 
vado, vedo e tonno.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Petarda

#5   11 Aprile 2007 - 19:45
 
È davvero sottilissima la traccia che porta alla consapevolezza del capitano: hai scritto della sua bontà, un aspetto importante che inizialmente avevo pensato di scrivere, poi l'ho tralasciato.
È tutto molto compatto e approfondito nel film, buon per te che riesci a sentirlo come capolavoro :)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente snaut

#6   11 Aprile 2007 - 20:00
 
Beh il libro di Georg Dreyman che Hauptmann Gerd Wiesler si compra per se porta il titolo "Suonata per le persone buone ..."

E poi questo film resta per me un capolavoro per gli intenti aldilà della riuscita che secondo me è assolutamente eccellente.

Ma cosa deve fare di più un regista esordiente io non lo so ...

;-)

Un saluto.

Rob.
Blogger: Contattami