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Le vite degli altri - di Florian Henckel von Donnersmarck

| Titolo originale: | Das Leben Der Anderen |
| Nazione: | Germania |
| Anno: | 2006 |
| Genere: | Drammatico |
| Durata: | 137' |
| Regia: | Florian Henckel von Donnersmarck |
| Sito ufficiale: | http://www.sonyclassics.com/thelivesofothers/ |
| Cast: | Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Ludwig Blochberger, Werner Daehn |
| Produzione: | Bayerischer Rundfunk, Creado Film, Wiedemann & Berg Filmproduktion |
| Distribuzione: | 01 Distribution |
| Data di uscita: | Oscar 2007 06 Aprile 2007 (cinema) |
Alberto Moravia
Se poi si arriva a parlare di cinema con intenti documentaristici (una delle mie passioni/ossessioni) l'assunto diventa un vero e proprio dogma.
Una cosa è certa e la chiarisco subito.

Assistendo ad una proiezione di "Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck non assisterete solo ad una storia avvincente, romatica, drammatica ed assolutamente godibile in se, ma avrete una opportunità, più unica che rara, di vivere un'esperienza storica, neo-realista, per conoscere, assai più intimamente e non solo sotto il profilo cinefilo, la DDR (la Repubblica Democratica Tedesca, quella parte della Germania dell'Est che visse, sino a pochi decenni fa, in una sorta di regime comunista aldilà dello storico muro di Berlino), il periodo in cui la stessa culminò fino alla sua fine, in maniera sicuramente assai meno stereotipata e nostalgica rispetto alle altre pellicole, anche recenti, che hanno tentato di far trapelare qualcosa di quella realtà (penso ad esempio a "Good Bye Lenin" di Wolfgang Becker).
Un'avvertenza: non leggete questo post se intendete vedere prima il film, siete stati avvisati in tempo ;-)
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Analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo - sommario
In questo post:
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1. Le verità storiche sulla DDR, la Stasi, ed il comunismo tedesco - gli stratagemmi usati dal regista e dalla produzione per la narrazione.
Per fare trapelare, o, meglio, per raccontarci la sua DDR, Florian Henckel von Donnersmarck non ha optato per un film-documentario, ha fatto assai di più, ha tentato di ricostruire - con un rigore assoluto che si apprezza nella scelta delle location, nelle interviste realizzate dal regista e sceneggiatore del film prima delle riprese, a testimoni di vicende simili a quelle narrate compresi alcuni esponenti della Stasi (una sorta di servizio segreto assai spietato di quel regime) - quella che era la vita quotidiana all'interno di quella repubblica scegliendo, ovviamente, Berlino.
Questa opzione narrativa, di vago sapore neo-realista, consente allo spettatore anche più disinformato di prendere atto di quelle che effettivamente erano le dinamiche attraverso le quali il regime agiva, ma, anche, e di contro, di quanta onestà intellettuale, impegno civico, bontà d'animo e purezza vivesse nelle menti e nei cuori sia dei livelli bassi degli organigrammi delle organizzazioni apparentemente più cruenti (come la Stasi appunto), che in quelli artistici, considerati spesso borderline con quelli dei dissidenti, in quella che in pratica fu, per quello che il regime stesso non riuscì ad impedire, una sorta di "resistenza" Tedesca.
Solo che mentre la nostra resistenza, quella italiana intendo, si batteva contro un regime dittatoriale per proporre una forma di stato di fatto diverso da quello in essere, quella della DDR, per quanto paradossale, si batteva a favore di un regime più fedele ai valori fondanti la Repubblica Democratica.
E veniamo dunque al secondo paragrafo del post.
2. L'ambiguità dei ruoli tra difensori dei valori fondanti la DDR e loro presunti nemici: chi sono le persone buone? - abbastanza spoiler -
In effetti, nello svolgersi della trama, assistiamo alla lenta e progressiva presa di coscienza di Hauptmann Gerd Wiesler, (un dirigente investigatore esecutivo della Stasi), interpretato direi più che perfettamente da Ulrich Mühe, che viene comandato, per oscure trame di palazzo che non sveleremo in questo post, di sorvegliare, ascoltandoli e spiandoli di nascosto (così come per la Stasi era in uso fare per i presunti nemici del regime), lo scrittore e commediografo Georg Dreyman interpretato magistralmente da Ulrich Tukur e la sua compagna l'attrice Christa-Maria Sieland interpretata dalla bella e brava Martina Gedeck.

In questa operazione di vero e proprio spionaggio lo spettatore vivrà, insieme agli esistenti, l'ambiguità dei rapporti che si costruiscono in questo tipo di regimi autoritari e dittatoriali, dove l'interesse del Partito, i valori di fedeltà alla Repubblica, si confondono con l'ambizione personale, la pressione, l'infamia di dirigenti che perseguono vendette personali.
Insomma un quadro a tinte fosche dove le mappe delle alleanze saranno sempre meno chiare.
Già. Proprio così.
"Essere fedele a cosa?"
Sarà questo l'interrogativo interiore tanto esistenziale, quanto etico, che tutti gli esistenti protagonisti della parte che definirei buona della DDR descritta con assoluto rigore storico si porranno prima o poi nello svolgersi dell'intreccio, dando vita a progressivi climax di colpi di scena assolutamente inaspettati.
E' in questa ambiguità in cui bene e male andranno, solo apparentemente, a sovrapporsi, che trovo il pregio assoluto dell'impianto narrativo de "Le vite degli altri".



Il film arriva come un pugno nello stomaco, come un atto di amore tradito, commuove fino alle lacrime ed agli applausi in sala al termine della proiezione.
4. Cose pregevoli negli aspetti formali
L'accuratezza nella fedeltà della ricostruzione scenografica, nella rigorosa scelta delle location.
In particolare ho letto in giro che:



4.1. Location originali
Le location originali sono state di fondamentale importanza dal punto di vista della fedeltà storica voluta dal regista.
Fra i luoghi scelti per il film, ci sono gli ex quartier generali della Stasi di Normannenstrasse, un indirizzo che incuteva terrore durante gli anni del regime SED, e che oggi ospita un monumento alla memoria. In questo luogo sono state girate le scene in cui compare Ulrich Tukur nei panni del Tenente Colonnello Anton Grubitz. Il suo ufficio era accanto a quello del capo della Stasi, Mielke. Il regista ha cercato in tutti i modi di ricreare l'atmosfera inconfondibile della DDR.
Con i loro tipici pannelli di legno, questi uffici avevano un "fascino" tutto particolare e sono chiaramente riconducibili a un'epoca e uno stile del tutto unici, in uno scenario eccitante e opprimente al tempo stesso.

Per assicurare la massima autenticità, i produttori hanno girato il più possibile nelle location originali.
Eppure, nonostante il film racconti eventi che hanno avuto luogo solo 15 anni fa, molte cose sono cambiate da allora.
"Per quanto riguarda i costi delle riprese, non c'è molta differenza fra il set della Berlino anni '30 o quello della Berlino del 1984", ha affermato il produttore Max Wiedemann.
Per ricreare il background della DDR, sono stati curati in modo meticoloso le scenografie e l'arredamento.
In particolare abbiamo speso molta energia per riuscire a nascondere i graffiti, che sembrano essere ovunque.
Non appena queste "opere d'arte" venivano coperte, riapparivano il mattino seguente!
Si tratta del primo film a soggetto girato negli archivi originali degli ex quartier generali della Stasi a Normannenstrasse, con l'espressa autorizzazione di Marianne Birthler, il "Capo dell'Autorità Federale per i Documenti del Servizio di Sicurezza dello Stato dell'ex DDR".
Il film, fra l'altro, si fa testimone di questo gigantesco sistema di archiviazione meccanica, che, subito dopo le riprese, è stato ristrutturato e digitalizzato, cambiando per sempre il volto degli uffici che vengono mostrati nel film.
(Fonte: FilmUp)
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5. Premi e riconoscimenti che il film ha ricevuto
Non devono pertanto meravigliare i premi ed i riconoscimenti ricevuti dal film.

