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Requiem di Hans-Christian Schmid
analisi di eventi ed esistenti


Requiem
| Titolo originale: | Requiem |
| Nazione: | Germania |
| Anno: | 2005 |
| Genere: | Drammatico |
| Durata: | 93' |
| Regia: | Hans-Christian Schmid |
| Sito ufficiale: | |
| Sito italiano: | www.luckyred.it/requiem |
| Cast: | Sandra Hüller, Burghart Klaußner, Imogen Kogge |
| Produzione: | Filmproduktion GmbH |
| Distribuzione: | Lucky Red |
| Data di uscita: | Berlino 2006 24 Novembre 2006 (cinema) |
1. Introduzione - le due chiavi di lettura dell'opera
Questo strano film tedesco ha almeno due possibili chiavi di lettura.
Una che definiremo "di denuncia", di vago sapore loachiano, ed una seconda, tutta assolutamente verosimile per quella che è la mia personale prospettiva di analisi, che definiremo "esoterica".
Ora nella prima la pellicola sembra denunciare il pregiudizio e l'inadeguatezza della Chiesa cattolica tedesca dell'epoca, incapace di comprendere la malattia psichica, confondendola con la possessione demoniaca e contrastandola con l'esorcismo.
Nella seconda, invece, credo di avere ravvisato alcuni elementi formali, ed altri riferimenti nei significanti, che avvicinano, a mio modo di vedere, il film di Hans-Christian Shmidt, al cartello di registi (ormai defunto) di dogma '95 e soprattutto al cinema di Lars von Trier.
In questo post cercheremo di narrare entrambe.

2. Breve sinossi del film (molto spoiler)
Il film s'ispira ad una storia vera.
Siamo nella Germania meridionale negli anni Settanta. Michaela, 21 anni, lascia il paese per andare a studiare all'Università a Tubinga.
La madre è contraria perché la ragazza soffre di epilessia ma il padre l'aiuta e la sostiene.
La famiglia e` molto religiosa e Michaela comincia a soffrire di visioni di esseri che vogliono impedirle di accostarsi ai simboli della fede e alla preghiera.
La sua patologia diventa sempre più preoccupante.
La soluzione che la famiglia trova è di affidarla ad un esorcista nonostante il parere contrario dell'anziano parroco che la vorrebbe invece far visitare da uno psichiatra.


3. La lettura di denuncia sociale contro il fondamentalismo religioso
Ora negli eventi descritti in questa breve sinossi dell'opera si comprende che, in questa chiave di lettura, le responsabilità sulla vicenda di Michaela vengono ascritte:
Non è secondario comprendere, in questa prospettiva dell'analisi, che non è la "Chiesa" in quanto espressione della relgione ad essere messa in discussione da Shimdt, quanto piuttosto la sua capacità di lettura e di comprensione del disturbo psichico.
Dichiara il regista stesso al riguardo:
"Non ero interessato a condannare la religione e il suo peso, perché non c'è bisogno nel 2006 di fare un film per mostrare quanto sia sbagliato cercare di guarire una ragazza dall'epilessia attraverso l'esorcismo.
Trovo che ogni fondamentalismo religioso sia sbagliato perché ha come caratteristica quella di chiudersi in sé stesso e non guardare all'esterno. La tragedia di queste persone è che vivevano in un sistema chiuso nelle sue convinzioni, che non si apriva agli altri".
Molto ben riuscite risultano, ad ogni modo, sia la ricostruzione della Germania meridionale degli anni 70, che il dilatarsi del mondo della giovane Michaela, che seguiamo durante il suo primo semsestre a Tubinga.
Shmidt racconta le difficoltà della ragazza, trasferendoci proprio il disagio e, forse, l'impreparazione di un intero contesto sociale, verso un problema complesso, senza più di tanto ascrivere responsabilità gravi, quanto piuttosto limitandosi a filmare la vicenda più su un piano sentimentale che sociale, e questo allontana in qualche modo la pellicola dal cinema di genere documentarista di denuncia.
L'opera si avvale, inoltre, della notevolissima interpretazione offerta dalla giovane protagonista Sandra Huller - premiata con l'orso d'argento come migliore attrice protagonista al festival di Berlino 2006 - e sembra, per certi versi, fare propria, sempre in questa propsettiva di analisi, la lezione del Ken Loach di Family Life ma, ripeto, senza omaggi cinefili di genere.

Shmidt tenta cioè di narrare, e chiudo questa prima parte, un disagio profondo facendo leva sulla difficoltà (per chi sta intorno al malato psichico) d'individuare talvolta la giusta terapia anche a causa, come già detto, di pregiudizi difficili da sradicare.
E fino qui la pellicola potrebbe essere archiviata come opera a sfondo di denunzia sociale, bello, intenso, un po' inquietante, ma non più di questo.
Ora, però, la vera domanda, per me, è la seguente.
Perché il regista è così interessato ad una storia dalla quale è stato tratto anche un'altro film di chiara ispirazione esoterica?
Traggo da una intervista al regista:
Qualche tempo fa è uscito un altro film che prendeva ispirazione dallo stesso fatto di cronaca, The exorcism of Emily Rose. Se ne è preoccupato?
Siamo venuti a conoscenza della produzione di The Exorcism of Emily Rose mentre eravamo nel bel mezzo delle riprese del nostro film e la cosa, naturalmente, ci spaventava e ci preoccupava molto. Poi però abbiamo visto il film di Scott Derrickson e ci siamo resi conto che si trattava di due film completamente diversi.
Il film di Derrickson, a differenza del nostro, si concentra infatti su quello che è successo dopo e sulla causa contro la Chiesa.
Allora ci siamo rasserenati e abbiamo smesso di preoccuparcene.
Possibile, verosimile, accettabile. Eppure.
Eppure, secondo me, il film evidenzia - oltre ad una storia che si concentra:
Sono quelli che cercherò di esplorare nella mia, lo dichiaro subito, improbabile lettura esoterica degli eventi e degli esistenti dell'opera.
4. La mia improbabile lettura esoterica del film

Uscendo ieri sera dalla sala una domanda mi ossessionava.
Cosa avrà spinto il regista a girare questo film?
Una prima possibile risposta la potete leggere in questa intervista.
Una seconda, tanto improbabile quanto, però, possibile, è quella più oscura di chiaro sapore esoterico.
Cerchiamo di analizzarla nel dettaglio.
4.1. Gli elementi esoterici dello screenplay
Il primo elemento esoterico è la congiunzione tra Michaela ed il mondo dei morti.
Il riferimento ontologico è chiaro, assoluto, netto.
Michaela è in relazione, a suo dire, con visioni di anime morte, che appaiono solo a lei (non vengono, peraltro, impressionate nemmeno dalla macchina da presa del regista).

Il secondo elemento esoterico è la netta avversione, di queste anime, nei confronti dei simboli cristiani.
Le anime con le quali la ragazza entra in relazione le impediscono di usare il rosario regalatole dalla madre, e di toccare il crocefisso che è appeso nella sua stanza di Tubinga, ma anche di pregare.
Il terzo riferimento esoterico sono le dichiarazioni che la stessa Michaela fa al giovane sacerdote "esorcista" nell'intorno del concetto:
"Dio mi ha abbandonato".
Insomma l'esoterismo narra della lotta tra bene e male.
L'esoterismo porta a mettere in discussione i realI riferimenti etici di Dio.
Può essere buono un Dio che impone tali sofferenze ad una giovane, sembrano suggerirci le parole di Michaela.
Ed è proprio questa considerazione che rende, nei fatti, debole questa interpretazione, a meno che le anime morte non fossero un tramite per la rivelazione della vera natura del Dio, avversato, proprio per questo, nella giovane credente.
Il quarto riferimento esoterico è da ravvedersi nel fatto che i disturbi di Michaela si palesano, essenzialmente, nel momento in cui lei è, in qualche modo, in relazione con la sua fede.
Michaela ha paura dell'esorcismo perché il semplice evocare Dio e la religione, comporta il dolore e la paura del nuovo incontro con le anime.
La risposta dell'esorcista ed il messaggio cattolico ortodosso, ancora oggi, è quello di dirci che queste prove verrebbero imposte dal Padre a creature che Lui amerebbe più di altre, per le loro doti di sensibilità e di fervore.
A degli eletti insomma, cui riserverebbe questi che la Chiesa idnetifica come segni inviati loro per permettergli di entrare in relazione con verità più elevate.
Va aggiunto che il Vaticano, ancora oggi, non smentisce le vicende di possessione, ma, al contrario, continua ed addestrare sacerdoti come esoricisti.
In questa prospettiva cattolica ortodossa fino al fondamentalismo, si palesano come coerenti, anche nello screenplay, i riferimenti a Santa Rita, morta a soli 33 anni dopo atroci sofferenze ifertele dal demonio.
Va aggiunto che testimonianze di segno analogo sono state validate e confermate, dalla Chiesa cattolica, anche con riferimento alla vita di altri santi come Padre Pio, ad esempio.
Ma è in realtà la conclusione del film il quinto e definitivo riferimento esoterico dell'intera opera, che, subdolamente, ribalta questa prospettiva.
Nella sequenza che ci restituisce il volto quasi angelico di Michaela nella splendida interpretazione di Sandra Huller, il regista chiude la storia comunicandoci la morte della protagonista e la totale inutilità delle pratiche esorciste, quasi a suggellare la superiore potenza delle forze del male su quelle del bene.
Sono consapevole che la mia interpretazione è un po' tirata per i capelli, ma, ad ulteriore sostegno della mia tesi, evoco un elemento formale.
4.2. Gli elementi formali che avvicinano Hans-Christian Shmidt a Lars von Trier
L'utilizzo di uno stile filmico che sembrerebbe avvicinare la tecnica utilizzata da Hans-Chrisitan Shmidt alle tecniche di ripresa del regista danese Lars von Trier, che deve molta della sua celebrità alla pellicola "Le onde del destino" dove pure si attaccavano le chiusure bigotte di una comunità, e che poi, dopo quel film, ha sviluppato tutta un serie di altre pellicole che testimoniano la sua vera e propria "ossessione" verso il tema religioso/esoterico.
Un omaggio casuale?
Io, personalmente, non ci credo.
Va detto, per completezza di contro-argomentazione, che nella cattolica Germania meridionale la protagonista vera della vicenda, Anneliese, la ragazza realmente morta a seguito di numerosi esorcismi dieci anni fa, è considerata una martire, una vera e propria santa. E la sua tomba è oggetto di continui pellegrinaggi di fedeli.